Balto: la storia vera del cane che portò il siero a Nome

Nel gennaio del 1925, la piccola città di Nome, in Alaska, si trovò ad affrontare una grave epidemia di difterite. La città era isolata dal rigido inverno e il trasporto del farmaco necessario per curare i malati sembrava quasi impossibile.

In quelle condizioni, una staffetta composta da musher e squadre di cani da slitta trasportò l’antitossina attraverso l’Alaska. Tra i cani che parteciparono a quella missione c’era Balto, che guidò la squadra nell’ultimo tratto fino a Nome.

La sua storia lo trasformò in uno dei cani più famosi del XX secolo.

Chi era Balto?

Balto nacque nel 1919 a Nome, in Alaska.

Era un cane da slitta appartenente all’allevatore e musher Leonhard Seppala. Per molti anni Balto è stato descritto semplicemente come un Siberian Husky, ma le moderne analisi genetiche hanno mostrato che la sua origine era più complessa.

Il DNA di Balto presenta infatti antenati collegati a diverse popolazioni canine, tra cui cani da slitta dell’Alaska, Siberian Husky, cani della Groenlandia, cani dei villaggi e altre linee canine. Per questo oggi è più corretto parlare di cane da slitta di tipo nordico, con ascendenza Siberian Husky, piuttosto che considerarlo un Siberian Husky puro.

Questa particolarità rende Balto ancora più interessante e ci permette di collegare la sua storia all’articolo dedicato al Siberian Husky su PetVita.

L’emergenza di Nome

All’inizio del 1925, la difterite iniziò a diffondersi a Nome.

La situazione era particolarmente pericolosa perché la città si trovava in una zona estremamente isolata. Il porto era bloccato dal ghiaccio e le condizioni meteorologiche rendevano molto difficile utilizzare gli aerei.

Il farmaco necessario per combattere l’epidemia doveva quindi essere trasportato via terra.

La soluzione fu organizzare una lunga staffetta di squadre di cani da slitta.

La grande staffetta del 1925

Il siero arrivò in treno fino a Nenana, dove iniziò la parte più difficile del viaggio.

Da quel momento, diverse squadre di cani e mushers si alternarono lungo il percorso verso Nome.

In totale, la staffetta percorse circa 674 miglia, affrontando vento, neve, temperature estremamente basse e condizioni di visibilità molto difficili. Il viaggio fu completato in poco più di cinque giorni.

Non fu quindi una missione compiuta da un solo cane.

Fu il risultato del lavoro coordinato di numerosi mushers e di circa 150 cani da slitta.

Il ruolo di Balto

Balto faceva parte della squadra guidata dal musher Gunnar Kaasen.

Durante l’ultima parte del viaggio, le condizioni meteorologiche peggiorarono drasticamente.

La squadra dovette continuare il percorso nella tormenta e Balto guidò i cani nell’ultimo tratto verso Nome.

Il 2 febbraio 1925, Kaasen e i suoi cani raggiunsero finalmente la città con il prezioso carico.

Balto aveva contribuito a completare gli ultimi 53 miglia circa della staffetta.

Il suo arrivo venne raccontato dai giornali e Balto divenne rapidamente famoso in tutto il Paese.

Balto diventa un eroe

Dopo la missione, Balto divenne una celebrità.

Nel dicembre del 1925 fu inaugurata una statua in suo onore a Central Park, New York. La statua esiste ancora oggi ed è diventata uno dei monumenti più conosciuti dedicati a un cane.

La fama di Balto, tuttavia, contribuì anche a creare una versione semplificata della storia.

Il Serum Run non fu l’impresa di un singolo cane.

Fu una grande operazione di squadra.

E Togo?

La storia di Balto è strettamente collegata a quella di un altro famoso cane da slitta: Togo.

Togo era il cane guida della squadra di Leonhard Seppala e percorse una delle parti più lunghe e difficili della missione.

Il National Park Service documenta che Togo guidò la sua squadra per circa 261 miglia, mentre Balto percorse l’ultimo tratto di circa 55 miglia.

Per questo oggi la storia della Serum Run viene spesso raccontata insieme ai nomi di Balto e Togo.

Balto rimane il cane che guidò la squadra nell’ultimo tratto fino a Nome, mentre Togo è ricordato soprattutto per la lunghissima e difficile parte del percorso affrontata con Seppala.

Gli ultimi anni di Balto

Dopo essere diventato famoso, Balto e alcuni degli altri cani della sua squadra furono portati a Cleveland.

Nel 1927 arrivarono nella città, dove ricevettero un’accoglienza da veri eroi. I cani trascorsero il resto della loro vita allo zoo di Cleveland.

Balto morì il 14 marzo 1933.

Dopo la sua morte, il suo corpo fu conservato e successivamente trasferito al Cleveland Museum of Natural History, dove è ancora oggi esposto.

La vera eredità di Balto

La storia di Balto non riguarda soltanto un cane famoso.

La sua vicenda ricorda un’impresa collettiva realizzata in condizioni estreme: uomini e cani che, attraverso una staffetta, riuscirono a trasportare un farmaco indispensabile fino a una città isolata.

Balto divenne il volto più famoso di quella missione perché fu lui, insieme alla squadra di Gunnar Kaasen, a entrare a Nome nell’ultima parte del viaggio.

Ma dietro il suo successo c’erano molte altre squadre, molti altri cani e numerosi mushers.

Balto e il Siberian Husky

La storia di Balto è interessante anche dal punto di vista della storia delle razze canine.

Balto viene spesso associato al Siberian Husky, ma le analisi genetiche moderne hanno mostrato che il suo patrimonio era molto più vario rispetto a quello di un Siberian Husky moderno di razza pura.

Se vuoi conoscere meglio il Siberian Husky, la sua origine, il suo carattere, le sue caratteristiche fisiche e il suo modo di vivere, puoi leggere anche il nostro approfondimento dedicato a questa razza.

Conclusione

Balto è diventato famoso come il cane che portò il siero a Nome.

La realtà, però, è ancora più interessante della leggenda.

Era un cane da slitta nato in Alaska che, insieme alla sua squadra e agli altri cani della staffetta, affrontò condizioni estreme durante una delle missioni più celebri della storia dei cani da slitta.

Il suo nome è rimasto legato per sempre alla città di Nome e alla grande staffetta del 1925.

E ancora oggi, quando si parla di Balto, si parla anche di coraggio, resistenza e della straordinaria capacità dei cani da slitta di lavorare insieme all’uomo.

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